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Dopo una giornata seduto davanti al computer ho bisogno di camminare. Chiudi la porta di casa, scendo le scale apro il portone, esco svolto a destra, poi subito a destra un’altra volta e dopo una decina di metri comincia la salita. Cammino in salita perché anche a passo lento il sangue circola più intensamente. È una questione di efficienza. Più sforzo in meno tempo e meno spazio.
Dopo un’ora e venti sono ritornato quasi al punto di partenza. Mancano un centinaio di metri. Sono in piazza. Decido di prendere una birra seduto ad un tavolo del bar della piazza. Uno dei due veramente. Ma uno è chiuso. Ma avrei scelto comunque questo. Assortimento di birre più ampio. Ha quella che mi piace. Una delle poche che mi piace veramente. Un tavolo libero. In mezzo ad altri. In mezzo al frastuono. Fa caldo. C’è ancora il sole. Ho voglia di restare ancora all’aria aperta. Ordino. Soprassiedo sul tavolo sporco. Sul servizio un po’ superficiale.
Davanti a me un tavolo con persone di entrambi i sessi. Alle mie spalle qualcuno dice “la signora ha chiamato l’ambulanza”. Mi guardo in giro. Non vedo nulla. Poi una donna al telefono attira la mia attenzione. Il telefono appoggiato all’orecchio in un modo molto arrogante. Ventre prominente da bevitrice. Spalle piccole all’indietro e petto in fuori come solo un soldato arrogante di prima linea vorrebbe fare per dimostrare il proprio valore. Si risiede al tavolo. Proprio quello di fronte a me. “Xe imbriago”. Ma le persone al tavolo sminuiscono. Lei afferma che con quel caldo è stato meglio chiamare l’ambulanza. Da un altro tavolo una ragazza le dice “ma non potevi lasciarlo smaltire? Avrà fumato”. Lei ha girato la testa e le ha risposta “lassa star. Scoltime mi xe meio cussì”.
Dopo un po’ arriva l’ambulanza. Aprono le porte posteriori ed estraggono la barella. Gli parlano. Ma le risposte non sono quelle di uno che collabora. Lo legano alla barella. Lui grida. Lo caricano sull’ambulanza. Mi aspetto che partono da un momento all’altro. Sì sente gridare dall’interno dell’ambulanza. La gente mormora. Ad un certo punto le porte si riaprono. Lo fanno scendere gli gridano che se ne vada. Sirena dell’auto della polizia. Si fermano. Bloccano il traffico perché non si preoccupano di questo. Loro devono agire con il soggetto. Lo caricano in macchina. L’ambulanza se ne va. L’auto della polizia se ne va. “Scoltime mi. Xe meio cussì” La donna lo ripete. Con quell’aria arrogante. Come se fosse stata la sorvegliante della piazza. Me ne sono tornato a casa dopo questo spettacolo. Mi domando … è veramente stato meglio così per quel ragazzo che era seduto ai piedi di un albero in piazza? Non lo so. Ma l’aria arrogante della signora non mi piaceva. Di lui non so nulla. Eppure ero presente. Ho registrato. Chissà a cosa mi servirà.

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