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Priorità: ciò a cui dai la precedenza.
Obiettivo: ciò che vuoi raggiungere.
Sono la stessa cosa? No.
Spesso però li confondiamo, e questo è un errore che ci complica la vita — anche parecchio.
Quante volte si sente dire: “Il mio obiettivo è fare tanti soldi per girare il mondo.”
Poi però quelle stesse persone le trovi sul divano, a guardare la TV. Ecco, in quel momento la priorità non è “fare soldi”. È “stare sul divano”.
Certo, bisogna anche chiedersi cosa rappresenta quel divano. È solo pigrizia? O magari è un modo per assorbire informazioni, rilassarsi, anestetizzarsi?
Chi ha un obiettivo chiaro, lavora per raggiungerlo.
Chi conosce davvero le proprie priorità, riesce ad avanzare più efficacemente verso ciò che desidera.
È da qui che dobbiamo partire: capire i veri obiettivi.
Togliere la patina di “trucco” che la società ha sapientemente applicato.
Riappropriarci del nostro IO autentico.
(Sì, scritto così sembra uno “0” e un “1”, come una vecchia macchina da scrivere… dà quel tocco Matrix che tanto mi piace.)
Perché se non sai chi sei, non puoi sapere dove stai andando.
Figuriamoci come. O quando.
Le domande scomode
Bisogna farsi domande. Tante. Profonde. Scomode.
Solo così si arriva alla verità.
Quando le domande iniziano a finire, sei vicino alla radice.
Esempio pratico:
“Voglio fare tanti soldi per viaggiare intorno al mondo.”
Ma visto che passo i pomeriggi sul divano, una nuova domanda scomoda si impone:
“Voglio fare molti soldi, o voglio AVERE molti soldi?”
Bivio.
Chi è onesto, magari risponde: “Voglio averli.”
A questo punto, ha tre strade:
- Si mette il cuore in pace e aspetta di vincere la lotteria.
- Si mette davvero a lavorare per guadagnarli.
- Smette di dirsi quella frase e cerca dentro di sé un altro obiettivo, più autentico.
Nessuna delle tre è facile.
Anche solo rinunciare a un sogno è doloroso.
Ma continuare a sognarlo senza fare un passo è ancora più frustrante.
E allora?
Ancora domande
Perché voglio fare il giro del mondo?
- Per vedere posti nuovi?
- Per mangiare piatti diversi?
- Per incontrare persone?
- Per raccontare ciò che vedo?
- O… semplicemente perché sto male dove sto?
Se è quest’ultima… cambia tutto.
Non è un desiderio di esplorare. È un bisogno di fuggire.
E se il problema è dove ti trovi, magari potresti semplicemente trasferirti.
Ma anche qui: attenzione.
Perché mi trovo male dove sto?
- È la gente? (Ovunque vai, troverai altra gente.)
- È il luogo? (Clima, paesaggio, ritmi?)
- È lo Stato? (Cultura, regole, valori?)
E siamo solo all’inizio.
Come capisci cosa vuoi?
Forse devi smettere, per un po’, di volere.
Solo allora il pensiero può tornare a vagare libero.
Smettere di volere non è facile.
Viviamo costantemente bombardati da desideri che non sono nostri.
Fin dai primi anni, veniamo influenzati nei nostri “volere” da tutto: famiglia, scuola, media. Anche da chi ci ama e ha le migliori intenzioni.
Si tratta quindi di fare tabula rasa.
E da dove si comincia?
Dalla TV.
Conclusione (o inizio)
Spegni la TV, stasera.
E chiediti: “Cosa desidero davvero, se nessuno mi stesse guardando?”
Le risposte non arriveranno subito.
Ma quella è la strada.

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