Cosa abbiamo imparato ieri sera.
Agosto 2, 2025
Ieri sera, birretta con l’amico filosofo. No, non è veramente filosofo, ma potrebbe esserlo per i discorsi che affrontiamo. Si occupa di altro, aiuta le persone a stare meglio attraverso l’analisi delle loro emozioni “radicate” nel loro fisico. Lunga da spiegare. Magari ci torno.
Sorseggiamo la nostra birra (non è vero: io la tracannavo come il peggiore dei pirati dei Caraibi col rhum…) e andavamo a ruota libera con le nostre “riflessioni” sulla vita.
Siamo ultracinquantenni all’anagrafe e ieri il mio amico mi dice:
“Faccio fatica a ricordarmi che ho più di cinquant’anni, perché dentro mi sento ancora alla ricerca di quella spensieratezza di quando avevo quindici anni e si andava al mare, tra tuffi e risate senza pensieri.”
CAZZO SÌ!
Ecco la definizione che cercavo per quella mia sensazione di “sbagliato”. Sto ancora cercando quella spensieratezza. Perché non più tardi di ieri avevo fatto esattamente lo stesso pensiero: i pomeriggi d’estate al mare, in compagnia degli amici. Ora il mare è sempre lì, ma manca la spensieratezza e la compagnia di allora.
Abbiamo approfondito l’argomento come un sottomarino giallo in un mare di birra.
L’idea è che tutti cerchino, a modo loro, di ritrovare quella leggerezza:
- C’è chi passa le giornate al mare, bevendo, mangiando o abbronzandosi.
- C’è chi lavora, perché lì trova la sua serenità.
- C’è chi ancora non l’ha trovata, ma ci arriverà quando (e non “se”) guarderà più profondamente dentro di sé.
Perché misurarci sulle conquiste degli altri è sbagliato. Su questo sono irremovibile: dobbiamo confrontarci solo con le nostre capacità, sogni e obiettivi. Così scopriremo cosa ci motiva davvero, e lì troveremo la nostra spensieratezza: anche se sembra “lavoro”, non sarà più lavoro, ma il nostro scopo.
Abbiamo poi parlato anche delle giornate:
ci sono quelle al 110% di rendimento, e quelle in cui a malapena arrivi al 20%. Ci siamo detti: “Se imparassimo a riconoscere le giornate da 110% e a sfruttarle fino in fondo, e in quelle da 20% imparassimo a non sentirci in colpa… saremmo più felici.”
Da qui l’idea: trovare tecniche per riconoscere i giorni “buoni” e smettere di colpevolizzarci in quelli “no”.
E sì, ho tirato fuori anche il tema della “responsabilità” (ma quello è un altro articolo).
È stata una serata illuminante.
Le scintille hanno acceso il fuoco: ora è il momento di buttare sulla brace ciò che conta davvero.
A presto (forse… non sono poi così assiduo nelle mie scritture).
Ionon Sonoio

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