Leggo un post di una donna che conosco.
Mi irrita da un lato, mi stimola una risposta da un altro lato.
Anni fa la chiamai “Cougar”, cioè GIAGUARA. Appellativo per donne dal carattere aggressivo nelle relazioni con l’altro sesso. Feline, affascinanti, aggressive, pericolose.
Mi fece un cazziatone perché lei non si sentiva così. Perché per lei quell’appellativo significava “zoccola”.
Lei, mi disse, mai e poi mai sarebbe stata una donna di quel tipo e mai, e poi mai le sarebbero piaciuti o interessati uomini più giovani.
Colpito ed affondato, dopo aver ricevuto questa strigliata in chat privata, sono corso nel post pubblico nei commenti a chiedere scuse. Perché la mia percezione di COUGAR era diversa da quella che lei intendeva e spiegare cosa intendessi io non mi era sembrato potesse interessare. Così triste e mesto per quel mio complimento mal esposto mi scusai.
Passano gli anni. Non ci parliamo più ma io continuo a leggere di tanto in tanto i suoi articoli nel suo blog.
Lei scrive bene ed è una persona intelligente. Non commento più. Il mio carattere permaloso funziona così. Commetto errori dolorosi per l’anima? Mi blocco.
Dopo svariati anni e svariate sue vicissitudini, riportate nel suo blog, ella incominciò a parlare delle sue avventure con uomini più giovani, di quanto le faccia bene all’autostima ed infine… si definisce GIAGUARA.
La cosa mi ha letteralmente imbestialito.
Ma è questione di carattere. Una persona diversa da me avrebbe soltanto detto
“Te l’avevo detto io…” oppure “Visto? Avevo ragione io…”
Io purtroppo sono quel tipo di persona che aspetta il cadavere del suo nemico che passi lungo il fiume. E per sicurezza io guardo il fiume attraverso un mirino telescopico di un fucile e con il dito sul grilletto.
Ma alla fine non sparo mai.
Sono qui a scrivere sul mio “Notebook” con la stilografica (nemmeno fossi “Dante”) per esorcizzare il tutto.
Perché oggi?
Perché dopo tanto tempo che non leggevo i suoi articoli (perché mi ero iscritto quando aveva aperto il blog e non ho mai cancellato la sottoscrizione) (perché non si sa mai) ma li cancellavo con un certo gusto, perché era una sorta di “premere il grilletto” senza di fatto premerlo, vengo a conoscenza di un’ulteriore evoluzione della sua vita sentimentale.
Se lo scrivi sul web io posso riportarlo sul mio notebook…
Senza andare nei dettagli la sostanza è che fa delle considerazioni sulla vita di relazione ai tempi dello scroll.
E mi sarebbe anche venuto di rispondere, perché l’argomento mi interessa dal punto di vista antropologico. Perché ne fa una questione di “tempi” e non di “Tempo”.
Un argomento che mi piace. È la visione unica e singolare che ognuno ha di sé e del mondo.
Poi però lei scrive “Sono felice e piena di interessi”. Il mio esatto contrario.
Io non “scrollo” e sto bene così. Non mi affanno nella ricerca di un partner o di una relazione.
Mi ci affannavo dai venti ai quaranta. Ora ho tirato i remi in barca, spezzati e scaraventati fuori bordo. Ed è una cosa scritta nel DNA di ognuno. Quale è il momento di affannarsi o di quietarsi. Di come vivi la giovinezza o la maturità.
Avrei voluto scriverlo, avere uno scambio. Ma l’offesa del “COUGAR” perpetrata e subita, mi ha fatto scrivere qui piuttosto che sul suo blog.
Lo scriverò sul mio. Che nessuno legge perché va bene così.
Perché mettersi in pubblico significa anche dover rispondere anche a quello che non si vorrebbe.
Allora nemmeno comincio.
Se poi dovrò…

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