Genericamente soldi. Direi più facoltà, nel senso di “facoltoso”.
Barche dal costo milionario, yacht dal costo faraonico.
E penso: “io cosa ci farei?”
E qui la sorpresa. Non mi viene in mente nulla. Perché se una volta avrei pensato agli amici, ora, dopo tanto tempo, penso che non ho amici con cui condividere queste cose.
Mancano gli amici?
Anche.
Ma persone con cui ho piacere di condividere il mio tempo ce ne sono, quindi non è un problema di persone nel senso di unità, ma di persone nel senso di qualità.
Le qualità delle persone con cui condividere il mio tempo sono più “basiche”. Nel senso che sono incentrate sulla scoperta, la riflessione. E, anche se si trattasse di becero gozzoviglio, non sarebbe in un contesto come quello.
Tutto questo per dire cosa?
L’ennesima giustificazione al mio status quo.
Le persone nascono con determinate attitudini e fortune. Anche destino, consentitemelo.
Devi avere un certo modo di pensare per approcciarti a certe cose. Le energie si attraggono, respingono, flettono, si mischiano, si modulano.
Anche se diventi miliardario e stramiliardario, se sei un tipo da zaino in spalla o marinaio solitario, userai i tuoi soldi per avere più tempo e attrezzatura per quello.
Ieri, passeggiando sul molo dove c’erano questi yacht, ce n’era uno con la porta semiaperta e la scena all’interno era più comune di quel che si possa immaginare.
Il presunto proprietario (perché, per onestà, possiamo solo supporre che lo sia) era in mutande, che armeggiava su un tavolo disordinato. Senza scadere in descrizioni del fisico o della cabina, mi concentro sull’impressione di ordinarietà che ho ricevuto.
Il mio pensiero è stato: “alla fine tutto uguale, semplicemente spendendo più soldi”.
È chiaro che questa affermazione deriva dal mio modo di pensare, saldamente ancorato a un concetto di utilità ed essenzialità.
Ma non fa differenza. Il concetto è la soddisfazione di un bisogno.
Uno yacht, un grattacielo, un aereo: soddisfano un bisogno.
Noi siamo bisogni. Esigenze. Necessità.

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