E sempre di questo parlo.

Priorità: roba da adulti.
Obiettivo: roba da sogni.
Sembrano simili? Non lo sono. E confonderli è come dire che comprare scarpe da corsa equivale a correre una maratona. (Spoiler: no.)

Prendi l’esempio classico:
“Voglio fare un sacco di soldi per girare il mondo!”
Poi guardi questa persona e la trovi incollata al divano, con Netflix che gli chiede per la terza volta: “Stai ancora guardando?”
Risposta: sì.
Priorità: divano batte soldi 3-0.

Ora, magari quel divano ha un significato nascosto — tipo “sto assorbendo cultura televisiva globale per prepararmi al giro del mondo”. Oppure, più semplicemente: pigrizia.

Chi ha un obiettivo vero fa qualcosa per raggiungerlo.
Chi conosce le sue priorità non si sabota da solo con le patatine e le serie TV.

Ecco perché dobbiamo partire da qui: scoprire i veri obiettivi.
Togliere il trucco sociale, quello che ci hanno messo su come se fossimo andati a una festa di Carnevale chiamata “vita normale”.

Serve tornare a chi siamo davvero.
(Lo so, detto così sembra uno slogan di coaching motivazionale… ma giuro, è vero.)

Se non sai chi sei, non puoi sapere dove stai andando.
Figurati il come. O peggio: il quando.

Le domande scomode

Serve fare domande. Tante. Profonde. Del tipo che ti tolgono il sonno.
Quando ne avrai fatte così tante da non averne più, sarai vicino alla verità.
(O completamente confuso. Ma almeno in modo autentico.)

Voglio fare tanti soldi per viaggiare intorno al mondo.
Sì, ok. Ma resti sul divano.

Domanda: “Voglio FARE tanti soldi o voglio AVERE tanti soldi?”
Perché sono due sport diversi.

Chi risponde onestamente “avere”, ha tre opzioni:

  1. Aspettare di vincere alla lotteria. (In bocca al gratta e vinci.)
  2. Mettersi a lavorare per guadagnarli. (Oh no, la fatica!)
  3. Smettere di raccontarsela e cercare un obiettivo che non sia una cartolina di Instagram.

Nessuna delle tre è facile.
Ma sognare il giro del mondo senza muovere un dito è tipo voler dimagrire guardando video di fitness.

La verità fa male, ma almeno sveglia

Chiediti:
Perché voglio fare il giro del mondo?

  • Per vedere posti nuovi?
  • Mangiare cose strane che poi scrivi “buone” su TripAdvisor?
  • Incontrare gente?
  • Scappare da dove sei?

Ecco. Se è l’ultima… cambia tutto.
Il sogno non era viaggiare, era scappare.

Allora vai avanti:
Perché sto male dove sto?

  • È la gente? (Ne trovi ovunque, anche alle Fiji.)
  • È il posto? (Ok, ma siamo sicuri non sia solo umidità?)
  • È lo Stato? (Perfetto, emigri. Ma poi là c’è burocrazia anche peggiore.)

E siamo solo all’aperitivo della coscienza.

Come capisci cosa vuoi?

Semplice.
Smetti di volere per un po’.
(Lo so, è come dire a un bambino di non toccare un bottone rosso gigante. Ma fidati.)

Il pensiero ha bisogno di spazio.
E il tuo cervello è occupato dai “volere” degli altri: genitori, TV, influencer, pubblicità, cugini che ce l’hanno fatta.

Serve tabula rasa.

E da dove si inizia?
Dalla TV.

Spegni quella benedetta scatola.
E chiediti: “Che cosa desidererei davvero, se non ci fosse nessuno a guardarmi?”


Postilla:
Non è facile.
Ma la strada per la chiarezza interiore non ha traffico.
Perché quasi nessuno la prende.


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