Il problema sei tu

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E non tu lettore. Tu che scrivi (io per voi e tu per la mente che mi detta queste cose (sì, lo so, sono complicato)). Ti lamenti sempre che non riesci mai a formare quel gruppo, quel circolo di amici con cui vorresti vivere delle belle esperienze. Ti racconto la favola che sono loro che non ti vogliono (e forse sarà anche così) ma non ti soffermi sul fatto che se è così generalizzata la cosa non può dipendere da “loro”.

Mettiamola giù in termini molto pratici. Immaginiamo di avere tutti una “polarità magnetica”: se tu non ti combini con loro perché la tua polarità è respingente nei loro confronti, non è colpa loro. In verità non è colpa di nessuno. Ecco, evitiamo la parola “colpa”. È un problema, diciamo così, magnetico.

Inutile piangere su questa cosa. Prendine atto ed agisci di conseguenza. Dici che vuoi un gruppo, cameratismo, solidarietà, unità di intenti. Ma sei il primo a mettere sempre tutti in discussione. Certo, non lo dici apertamente per non sollevare discussioni. Perché le discussioni non sono belle esperienze. Perché pensi che gli altri non ti considerino.

Sei tu il primo che non ha unità di intenti. A malapena, anzi no, nemmeno con te stesso. Lo sai. Non un progetto concluso ad oggi (quasi 56…).

Però hai costanza nell’indagare, certo a modo tuo, a cazzo. Ma non smetti di guardare, vagliare, ipotizzare. Senza seguire schemi preordinati, scritture, insegnamenti, lezioni (anche se hai seguito svariati seminari da cui sei uscito semplicemente più leggero di danaro ma non per questo senza esperienza), scuole.

No, tu vai a cazzo perché devi venirci fuori da solo. È nel tuo DNA.

Quindi la prossima volta che ti lamenti perché ti promettono che vi vedrete il giorno X o che farete la tale cosa, ricordati che non accadrà. Non perché sono cattivi (quello lo percepisci tu perché è nel tuo DNA ed è la spinta che serve poi a farti scrivere perché altrimenti resterebbe tutto vago…) bensì serve a te per andare avanti ad indagare. Elucubrare. Ipotizzare.

Conclusione

Alla fine, forse è meglio accettare che non tutti troveranno il proprio gruppo ideale. Le differenze personali e le incomprensioni possono essere insormontabili, e non sempre c’è una soluzione. Continuare a cercare di inserirsi in dinamiche che non ci appartengono può essere frustrante e deludente. Tuttavia, questo isolamento può essere un’opportunità per esplorare altre forme di espressione e connessione. Invece di insistere su relazioni che non si realizzano, è più utile ampliare il proprio punto di vista e cercare nuove strade, scoprendo modi alternativi per esprimere se stessi e trovare soddisfazione. La ricerca dovrebbe essere volta a scoprire queste nuove possibilità, piuttosto che reiterare su qualcosa che non arriva per questioni architetturali.


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